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Il vergognoso discorso di Tusk all’Onu sui migranti e l’ignavia dei leader europei

Scritto da  Nicola Vallinoto
 Pubblicato: 20 Settembre 2016

Fonte: un.org/ (Getty Image)

“Dovete sapere che oggi l’Unione europea ha un obiettivo molto chiaro: restaurare l’ordine ai suoi confini esterni”(1), così ha esordito perentoriamente Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, durante il primo summit delle Nazioni Unite dedicato a profughi e migranti(2). E continua: “Ci aspettiamo una riduzione dei flussi migratori verso l’UE. Non ci sarà la ripetizione del 2015 con più di un milione e mezzo di migranti irregolari”. Un discorso da vero statista europeo o piuttosto un discorso degno di un rappresentante dei paesi di Visegrad che al recente vertice di Bratislava hanno ripetuto che non intendono farsi carico della suddivisione dei migranti arrivati nel nostro continente tra tutti i 28 paesi UE? Sembra proprio che Tusk tenga a fare la parte dei paesi di Visegrad. Lui, d’altronde, è polacco.

L’obiettivo dell’UE dovrebbe essere quello di garantire il rispetto dei diritti umani nei confronti di tutti coloro che sono in pericolo e che cercano un rifugio nel nostro continente. Affermare che l’anno scorso abbiamo avuto un milione e mezzo di migranti “irregolari” è del tutto fuorviante e addirittura falso quando sappiamo che molti di loro sono richiedenti asilo e come tali devono essere accolti. Ha un bel coraggio Tusk ad affermare che "di fronte a un problema globale è necessaria una responsabilità condivisa dove nessuno sarà lasciato solo a gestire l’ondata migratoria". Quale esempio può dare l’UE in cui i 28 paesi hanno redistribuito, a distanza di mesi, solo qualche migliaio di profughi di fronte ai 160.000 previsti dal piano della Commissione europea? E che dire dei quattro paesi di Visegrad che non vogliono farsi carico né avere responsabilità in tal senso oppure dell’Ungheria che chiama il suo popolo a un referendum per accettare o meno il piano di redistribuzione.

Di fronte a tutto questo Tusk avrebbe fatto meglio a non intervenire. E se proprio doveva intervenire avrebbe dovuto dire: "se volete gestire i flussi migratori non prendete esempio dall’UE". Il discorso di Tusk impressiona perché non viene pronunciata una sola volta la parola diritto: diritto alla vita, diritto alla migrazione, diritto a trovare rifugio dalle guerre, diritto a ricongiungersi con la propria famiglia. Nel vocabolario di Tusk, che all’Onu rappresenta il Consiglio europeo e non la Polonia, non trova spazio la parola “diritto” bensì assurge a unico valore la parola “denaro” in cambio di “ambienti sicuri” lontani dagli occhi europei dove tenere i profughi in fuga dalla Siria. Tutto ciò è sintomatico del declino europeo. E per non farsi mancare nulla la cooperazione tra la UE e la Turchia in tema di profughi viene presentata da Tusk come un caposaldo della politica europea per le politiche migratorie. Un piano che è stato ritenuto illegale e bocciato da centinaia di associazioni e movimenti che si battono per i diritti di profughi e migranti(3).

Se quella presentata da Tusk alle Nazioni Unite è la politica europea nei confronti dei migranti possiamo star certi che l’UE è destinata a fallire miseramente e a implodere nel giro di pochi anni con il ritorno dei nazionalismi di tutte le risme che prenderanno il potere facendo gioco sulla paura degli europei e completeranno la disgregazione in corso. Di fronte a questo scenario come cittadini europei, organizzati e non, dobbiamo reagire proponendo un New Deal mediterraneo(4) e fermando questi leader che stanno distruggendo il sogno di un’Europa libera e unita. La recente foto dei tre leader di Germania, Francia e Italia davanti alla tomba di Altiero Spinelli fa molta rabbia perché alla prima occasione Renzi, Merkel e Hollande hanno dimostrato di non voler neanche lontanamente avvicinarsi allo spirito di Ventotene. Infatti a Bratislava si sono presentati divisi e senza una visione di lungo periodo. Preferiscono non costruire nulla per il futuro degli europei per paura di perdere le prossime elezioni nazionali. Con il risultato che così facendo le elezioni le perderanno sicuramente.

(1) Speech by President Donald Tusk at the UN summit for refugees and migrants, 19/09/2016
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(3) Appello "Senza una politica migratoria umana ed un'Europa federale non c'è futuro"
http://europainmovimento.eu/mobilitazioni/appello-senza-una-politica-migratoria-umana-ed-un-europa-federale-non-c-e-futuro.html

(4) Da Ventotene a Lampedusa: un New deal e una cittadinanza comune del Mediterraneo
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/06/nicola-vallinoto-da-ventotene-a-lampedusa-un-new-deal-e-una-cittadinanza-comune-del-mediterraneo/

Di seguito riportiamo l’intervento del Presidente Angelo Restaino all’incontro “Il mestiere della memoria. Archivisti e Bibliotecari: il futuro delle professioni” , a cui Archim ha partecipato lo scorso 5 aprile.

Vorrei cominciare con una citazione apparentemente “inquietante” e con una nota di ottimismo. La citazione, che sottoscrivo in pieno, è tratta da un saggio recente di Federico Valacchi, è la seguente: “L’archivista non può dormire sonni tranquilli”. Ci torneremo in seguito. La nota ottimistica è che, malgrado tutte le difficoltà di riconoscimento sociale, e a volte di auto-riconoscimento, della nostra professione (cui si è già fatto riferimento, e che ben conosciamo, e sulle quali non è il caso di soffermarci),  ritengo che la centralità e l’importanza della professione archivistica sia, se proseguiamo sulla strada che stiamo percorrendo, in crescita .

La stessa informatizzazione e, uso una brutta parola, tecnologizzazione dei processi di produzione, gestione e conservazione dei documenti è un fatto che sta avvenendo, e che anzi è ormai in larga parte avvenuto, e costituisce, dopo decenni in cui l’abbiamo vissuto con inquietudine, preoccupazione, incomprensione, un punto fermo, una sicurezza del nostro panorama professionale.  Dirò di più, è proprio l’informatizzazione della professione a poter costituire, se non commettiamo errori, una garanzia del ruolo insostituibile che possiamo e dobbiamo svolgere, a tutti i livelli, nella gestione dei sistemi documentari correnti, da un lato, e nell’ordinamento, descrizione e comunicazione – in una parola, nel nostro cruciale ruolo di mediazione – dei complessi documentari destinati alla conservazione permanente.  Ma sappiamo che ovviamente c’è da fare, e tanto, e non tanto e non solo per colmare falle o insufficienze del passato, quanto per governare e farci protagonisti sempre più e meglio dei processi, che si diceva, stanno accadendo e sono in buona misura accaduti.  Semler Elena Chrom

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Appena due giorni fa ha pubblicato  Nicole Doris Fashion Women Borsa A Tracolla Donna Borse A Mano Borse A Spalla Borse A Spalla Shopper Impermeabile Pu Nero Grigio
 e ora sul profilo Instagram  Belén Rodriguez posta un’immagine in cui mostra  una mano decisamente troppo lunga . Anomalie che hanno tutta l’aria di essere frutto di un Borsa Borsa Tela Borsa Computer Borsa Messenger Tracolla Borsa Caffè Grande
 e che sono anche fin  troppo evidenti  per non essere notate:  entrambe sono in primo piano.

Nell’immagine più recente la «mano lunga» è infatti  proprio  di fronte all’obbiettivo:  Belén posa con un mini bikini sul divano e quella dita fin troppo affusolate saltano subito all’occhio.

Parlasur: la chiave dell’integrazione nel Mercosur

Sessione del Parlasur, 17 agosto 2015

di Gretel Ledo * 

Viviamo tempi in cui le cose effimere sono tornate a essere non solo urgenti ma anche importanti. Tutto ciò che risulta privo di contenuti e insussistente nella scala dei valori, ha assunto una grande reputazione a livello individuale e sembra avere un notevole impatto sulla società. La brama di titoli, onori e incarichi delle persone fisiche, che si accompagna alla mancanza di potere reale delle persone giuridiche, rinviano a una caratteristica comune: la vanità. Salomone, figlio di Davide, conosciuto come il Predicatore, disse: “vanitas vanitatum, tutto è vanità. Quale profitto può avere l’uomo che si affanna con il suo lavoro sotto il sole?” (Ecclesiaste 1:2-3).

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Dalle Comunità locali all’Unione Europea, nel segno della pace

Articolo 11 della Costituzione italiana: l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Caratterizzano questo principio fondante della nostra Repubblica due concetti di democrazia: da una parte la pace come rifiuto della guerra, come strumento offensivo (ma non come strumento difensivo) e dall’altra la “limitazione” della sovranità nazionale in favore di ordinamenti sovraordinati e la promozione di entità supernazionali, che garantiscano la realizzazione della pace.